Giuseppe Servello

da «Il Giornale di Sicilia», Palermo, 23 gennaio 79


La struttura mentale di Sergio Mammina è quella razionale e disciplinata di chi ha della pittura un'idea geometrica. Il fitto reticolato nel quale inquadra i suoi temi, la logica coerenza che si riflette di quadro in quadro, sono i due poli qualitativi dentro i quali oscilla un colore fatto di astrazioni. Il mondo che il pittore rappresenta è quello del consumismo e della meccanizzazione.
Fra questi ambivalenti mostri della realtà contemporanea non c'è spazio per l'uomo, il grande assente e insieme il provocatore. Resistono invece gli animali, simboli di quanto è ancora più vicino alla natura, ma essi sono inglobati e quasi inghiottiti dalla degradazione totale.
I pesci nuotano fra i segni simbolici del progresso consumistico, gli uccelli non hanno più rami sui quali posarsi, gli insetti sono anch'essi prigionieri di lucidi metalli. Un'atmosfera agghiacciante e fredda coinvolge le tele di questa accusatrice geometria e insieme fa sentire il respiro di una vitalità non ancora sepolta, che potrebbe essere riportata alla felicità dell'Arcadia.