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Giuseppe Servello
da «Il Giornale di Sicilia», Palermo, 23 gennaio
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La struttura mentale di Sergio Mammina è quella razionale
e disciplinata di chi ha della pittura un'idea geometrica.
Il fitto reticolato nel quale inquadra i suoi temi, la logica
coerenza che si riflette di quadro in quadro, sono i due
poli qualitativi dentro i quali oscilla un colore fatto
di astrazioni. Il mondo che il pittore rappresenta è
quello del consumismo e della meccanizzazione.
Fra questi ambivalenti mostri della realtà contemporanea
non c'è spazio per l'uomo, il grande assente e insieme
il provocatore. Resistono invece gli animali, simboli di
quanto è ancora più vicino alla natura, ma
essi sono inglobati e quasi inghiottiti dalla degradazione
totale.
I pesci nuotano fra i segni simbolici del progresso consumistico,
gli uccelli non hanno più rami sui quali posarsi,
gli insetti sono anch'essi prigionieri di lucidi metalli.
Un'atmosfera agghiacciante e fredda coinvolge le tele di
questa accusatrice geometria e insieme fa sentire il respiro
di una vitalità non ancora sepolta, che potrebbe
essere riportata alla felicità dell'Arcadia.
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